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Storia della Cornice


Storia della cornice, la cornice ha assunto nel corso dei secoli e nelle varie regioni italiane stili e connotazioni diverse, ricche di spunti originali e talvolta di influssi stranieri.

Il significato della cornice

La cornice fa la sua comparsa nel mondo dell’arte quando la pittura inizia a venir praticata anche in formato ridotto, ovvero non più sotto forma di affresco murale dalle grandi estensioni. E’ necessario quindi “incorniciare” appunto l’opera d’arte, al fine non solo di proteggere i bordi del quadro ma anche di sottolinearne la funzione estetica con un elemento che accompagni e dia risalto all’opera stessa. La cornice quindi fa la sua comparsa nel mondo dell’arte come elemento caratterizzante le opere d’arte ed avente un’importante funzione estetica. La cornice artistica racchiude e delimita lo spazio ideale che l’artista ha voluto assegnare al suo dipinto, così da separare il mondo ideale che ha raffigurato al suo interno dal mondo reale che vi sta al di fuori, quello dei suoi spettatori.
Vediamo rapidamente l’evolversi della cornice artistica come elemento estetico e decorativo in alcune regioni d’Italia.

La cornice in Piemonte

In Piemonte la produzione di cornici si impone con decisione nel panorama dell’arte solo tra il ‘400 ed il ‘500, privilegiando collocazioni all’interno di edifici sacri: ci riferiamo ad esempio alle pale d’altare, che proprio in questo periodo storico vengono valorizzate ed assumono nuove ed interessanti forme. Prendono quindi forma cornici architettoniche dorate o con decorazioni di vario genere. Successivamente, durante il periodo manierista, prende forma un tipo di cornice sormontata da cimase intagliate e colonne scolpite, arricchite con particolari decorativi che richiamano lo stile lombardo. Seguiranno poi, nel ‘600, motivi naturalistici interessanti che sfoceranno nello stile barocco imperante proprio in questo secolo e poi, seguendo il trend artistico, nel rococò, ricco di influenze provenienti d’oltralpe. Da ricordare poi, verso la fine del ’700, la figura del noto intagliatore Giuseppe Maria Bonzanigo, autore di alcuni modelli di cornice neoclassica molto noti ed apprezzati. Dagli edifici sacri in questo periodo si esce nelle dimore private: ed ecco quindi la moda di inserire ricche cornici con ritratti sopra i camini.

La cornice in Lombardia

In Lombardia la cornice fa la sua comparsa più tardi rispetto al Piemonte; essa appare infatti dopo la fine del ‘400, probabilmente a causa della scarsa diffusione della pittura su tavola in questa regione. Ecco perché fino agli inizi del ‘500 la cornice lombarda si rifà a modelli tardo gotici abbastanza inflazionati, senza alcuna novità di rilievo dal punto di vista formale ed artistico. Si giunge così fino alla metà del Cinquecento, quando a Cremona prende vita una particolare tipologia di cornice fatta a mano da altare arricchita con interessanti elementi di matrice classica. In questo periodo le cornici si presentano spesso con una laccatura nera usata per dare maggior rilievo all’oro applicato sui rilievi. La presenza del nero è una chiara eredità di matrice fiamminga ed identifica un tipo di cornice chiamato “guillochè”. Mentre a Cremona prendeva piede questa tipologia di cornice, nel bergamasco la situazione era differente e si stava affermando una cornice di tipo scultoreo, che poi evolverà in uno stile rococò e successivamente neoclassico e romantico abbastanza interessanti.

La cornice in Veneto

In Veneto la creazione di cornici artigianali assume un’importanza ed una preponderanza notevole rispetto alle altre regioni d’Italia. A Venezia, in particolare, venne costituita una specifica corporazione di artigiani dediti all’arte corniciaia. Qui i primi esempi di cornice risalgono al ‘200 – molto prima che nelle altre regioni – su influsso bizantino ed orientale. Nel ‘300 le cornici a tabernacolo prendono in sopravvento, in uno stile gotico decisamente unico nel suo genere. Dal ‘400 in poi la cornice rivestirà un ruolo di importanza determinante rispetto ai dipinti, ponendosi come vera e propria continuazione dell’opera d’arte. Agli inizi del ‘500 caratteristica era la cornice cosiddetta ad “ancoretta”, con forme appiattite e decorate da motivi particolari, ora realizzati a bassorilievo, ora con cimasa lineare e basamento dentellato. Questo modello viene poi sostituito dal modello detto “Sansovina”, che poi prende piede in tutta Italia. Il nome “Sansovina” deriva dal nome del noto architetto “Jacopo Tatti detto appunto il Sansovino. Un altro modello molto caratteristico dell’arte corniciaia veneta è il cosiddetto “Canaletto”, realizzata mediante aste sagomate ed intagliate a bassorilievo.

La cornice in Emilia Romagna

Come nel vicino Veneto, anche in Emilia Romagna l’arte corniciaia raggiunse ottimi risultati e fu leggermente più precoce rispetto alle altre regioni. Iniziò infatti a manifestarsi nel ‘300 dando vita a manifestazioni stilisticamente originali. Qui più che altrove gli intarsiatori presero esempio dal lavoro degli intarsiatori di mobili. Molto nota in particolare la Bottega De Marchi, a Bologna, dove si svolgeva un’intensa attività di creazione di cornici artigianali. Il Cinquecento fu il secolo d’oro della cornice architettonica con motivi decorativi dipinti oppure realizzati a pastiglia. Il Seicento barocco si fece sentire nel bolognese come nel parmense.

La cornice in Toscana

Assieme al Veneto, la Toscana è una delle regioni nelle quali lo sviluppo dell’arte corniciaia fu florido ed intenso. Anche qui le prime cornici compaiono già nel ‘200, su dipinti di Duccio, di Cimabue e di Giotto. Nel ‘300 anche qui prende forma la cosiddetta cornice artigianale a tabernacolo, effettivamente originaria proprio di queste zone, che troverà poi diffusione fino in tutta Europa. Il vero e proprio trionfo della cornice realizzata a mano si avrà tuttavia nel ‘400, con la creazione di modelli originali che diedero il via ad una vera e propria scuola. In questo periodo fa la sua comparsa il famoso “tondo”, un modello rotondo appunto impreziosito da motivi decorativi di frutta e fiori scolpiti in altorilievo. Ricordiamo ad esempio il celebre “Tondo Doni” di Michelangelo, conservato agli Uffizi di Firenze.

La cornice in Lazio

Il Lazio – per quanto riguarda la creazione di cornici fatte a mano – è un po’ il fanalino di coda rispetto alle altre regioni italiane. Pur essendo un centro culturale di notevole importanza, anche dovuto alla presenza del Papato, l’arte corniciaia non si sviluppò in particolar modo, probabilmente a causa della forte influenza della vicina Toscana. Solo nel Cinquecento prese avvio una scuola corniciaia di impronta manierista ricca di ispirazioni all’antichità classica. Le influenze, con il passare del tempo, non si fanno mancare: applicazioni in bronzo di derivazione fiamminga, marmi colorati, cornici a passepartout e così via, tutto sotto il segno della sobrietà e della moderazione.

La cornice in Campania

Nemmeno in Campania la cornice ebbe uno sviluppo notevole. L’arte corniciaia in Campania si fa fortemente inglobare ed influenzare dall’influsso fiammingo e catalano. Per ovvie ragioni storiche, molto forte fu anche l’influsso spagnolo, facilmente individuabile nei modelli di cornici realizzare a mano ad asta o a cassetta, decisamente sobri e dalle linee pulite. Molto famosa è la cornice chiamata “Salvador Rosa”, proveniente dal nome del celebre pittore. Agli influssi spagnoli si susseguono poi – in particolare a Napoli - quelli francesi.

La cornice in Puglia e Sicilia

Puglia e Sicilia presero ispirazione ai modelli veneti, con rialzi dei bordi o delle tavole dipinti con lo stesso oro del fondo o addirittura con figure sacre. Allo stesso modo i polittici siciliani si rifanno ad un gusto tipicamente toscano o francese. Durante il ‘600 tutti il meridione vede il trionfo del barocco, caratterizzato da cornici artigianali di una notevole ricchezza decorativa di scarso valore stilistico.

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